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SardegnaHertz

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Autore : cristian

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Data di pubblicazione: 30/3/2011 12:49:59

che fine ha fatto il wimax?

Nel 2008 lo stato aveva incassato ben 136 milioni di euro dall'asta per la cessione dei diritti d'uso della banda 3.4-3.6 GHz.

Per la Sardegna ricordiamo  i vincitori: AriaDSL, Telecom Italia, e A.F.T e come per tante altre regioni nessuno di questi operatori ha poi messo effettivamente in campo offerte su questa banda.


Da un lato, pochi lo hanno segnalato, ma esistono già sul territorio isolano aziende che vendono un servizio che per l'utente può sembrare simile, anche se le tecnologie e le frequenze impiegate sono diverse.
Stiamo parlando infatti dell' Hiperlan (da cui deriva il Wimax), che oltre a lavorare su una frequenza diversa, è particolarmente sensibile alla presenza di ostacoli e quindi a differenza del wimax, antenna trasmittente e ricevente devono essere visibili e su portata ottica; basta infatti un semplice albero per ostacolare il segnale.


Per segnalazioni e tematiche riguardanti internet mobile, hiperlan e wimax ricordiamo che è possibile utilizzare la specifica area di discussione del nostro forum, raggiungibile su questo link:http://www.sardegnahertz.it/html/modu ... bb/viewforum.php?forum=12
In particolare ci farebbe piacere sapere se tra i lettori vi sono clienti di aziende che utilizzano sistemi di questo tipo.

Concludiamo segnalando un articolo di www.punto-informatico.it che cerca di fare il punto sulla situazione:

" Movimenti per rilanciare la tecnologia, che gli operatori dicono bloccata dalla crisi. Agcom pronta a una proroga per loro. Mentre le emittenti televisive locali promettono battaglia sulle frequenze LTE
Roma - Il settore WiMAX si sta riassestando: principale protagonista Linkem che ottiene in affitto il ramo d'azienda di Retelit che si occupava della tecnologia wireless e si sostituisce ad Aria nell'accordo strategico con Telecom Italia.
Aria e Retelit sono due delle aziene che si erano aggiudicate le licenze per le frequenze necessarie ad implementare la connettivita via radio, ma che al momento non sarebbero riuscite a soddisfare gli obblighi di copertura minima imposti dal bando ministeriale dell'asta relativa: questo significa che potrebbero perdere le licenze per mancato rispetto degli obblighi di copertura se l'Authority non sceglierà (come sembra invece disposta a fare) di concedere due anni di proroga per mettere a segno gli obiettivi fissati in occasione della gara, ovvero coprire almeno i Comuni concordati tra quelli in digital divide.
Le aziende che si sono impegnate con la connessione ad alta velocità via radio ritengono sia colpa non della tecnologia, ma della congiuntura economica negativa che le ha investite intralciando lo sviluppo prefissato. "Il nostro era un piano pre-crisi, che abbiamo dovuto correggere" spiega Giacomo Robustelli di Aria.


L'Emilia Romagna è un caso emblematico: solo 6 le antenne funzionanti sulle 500 previste e non raggiunto l'obiettivo concordato con la Regione di copertura di 24 Comuni in digital divide: ad oggi l'unico territorio previsto dagli accordi e coperto è Calderara di Reno a Bologna, cui si aggiungono altre 5 antenne in provincia di Parma. Numeri "scandalosamente bassi" commenta Gianluca Mazzini, direttore generale della società della Regione che si occupa di telecomunicazioni e tratta con gli operatori, Lepida.


Retelit, l'azienda che si era aggiudicata la licenza per le regioni centro settentrionali per le quali ha pagato 23 milioni di euro, è alle prese con una generale ristrutturazione: l'azienda ha congelato il suo primo azionista con il 15 per cento, la libica Lybian Post Telecommunication di uno dei figli di Gheddafi, e ieri ha deciso come segnalato da Alessandro Longo di affittare a Linkem, altro operatore WiMAX, il proprio ramo d'azienda che si occupa di WiMAX e che dopo aver ottenuto la licenza per le frequenze 3,4-3,6GHz, vi ha costruito una rete con servizi all'ingrosso, adottati da provider che ora vendono offerte all'utente finale. 
Retelit, attraverso la controllata e-via, decide invece di concentrarsi sulla fornitura di servizi in fibra ottica e di infrastrutture da supporto dei servizi di Linkem (ex Megabeam), che in questo modo dimostra di puntare sulla connettività via radio e amplia il suo investimento nel settore: si tratta di un contratto di 12 anni con un canone di 5,5 milioni di euro nei primi tre anni e, in quelli successivi, di 2,3 milioni di euro/anno.


Linkem, che finora per le licenze aveva speso 34 milioni di euro, procede sul suo percorso che si arricchisce di un accordo strategico con Telecom Italia: è subentrata ad Aria nel diritto di utilizzo delle frequenze WiMAX vinte da Telecom Italia.
Aria, l'operatore che più ha investito in licenze (48 milioni di euro), ha avuto un terremoto societario e ora ha come nuovo amministratore delegato Riccardo Ruggiero, ex-AD di Telecom Italia ora indagato in un caso di SIM false. L'azienda non ha potuto rispettare il contratto con Telecom e ha rallentato molto i propri piani di copertura (ora è in Umbria e in pochi comuni lombardi, pugliesi e veneti).
Linkem ha installato 500 antenne e ha circa 30mila abbonati: l'obiettivo è raggiungere mille antenne entro il 2012, con un investimento di 100 milioni di euro. Il 70 per cento degli utenti usa il WiMAX da casa, con la chiavetta. Il 37 per cento degli abbonati non è titolare di una linea fissa. Agcom sta pensando ad una proroga di 24 mesi per le due aziende, per consentire a entrambe di cogliere i risultati da loro stesse fissati.
L'Authority deve concentrarsi anche per il proseguimento delle operazioni di messa all'asta delle frequenze destinate alla tecnologia LTE, che peraltro secondo i vertici Linkem è in sintonia con WiMAX: "La nostra infrastruttura di rete può essere sviluppata in tecnologia LTE a costi ridottissimi e la nostra licenza ci consente di evolvere senza problemi verso l'LTE quando sarà il momento".
La questione, a ogni modo, non è priva di problemi: le emittenti locali che occupano ancora le frequenze che devono essere liberate continuano a promettere battaglia e quelle aderenti all'associazione Aeranti Corallo chiedono di ripristinare il quadro normativo preesistente al decreto sul rilascio delle frequenze, in quanto modificherebbe "le regole finora adottate per disciplinare il processo di digitalizzazione, in base alle quali tutte le TV locali analogiche sono diventate operatori di rete per la TV digitale terrestre in ambito locale" e, data la sua complessità, " comporterà tempi molto lunghi per il relativo completamento, con conseguente danno sia per le imprese televisive, sia per l'utenza".
Claudio Tamburrino

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